mercoledì 14 novembre 2012

My Story: Come tutto è iniziato.

Quando hai otto anni tutto sembra più bello.
Vai ancora alle elementari, la tua unica preoccupazione durante la giornata è finire i compiti prima dell'inizio dei cartoni animati, sei "innamorato" di una bambina bellissima, ma lo sai solo tu e la cosa ti eccita tantissimo manco stessi per sposarti, quando hai bisogno di qualcosa la chiedi e magicamente ti appare davanti (grazie a mamma e papà).
Lo stesso valeva per me. In tutto, tranne per quanto riguardava l'Amore.

Già da piccolo ero molto sensibile alle questioni riguardanti l'altro sesso.
Quando mi piaceva una bambina le scrivevo una letterina e mi aspettavo una risposta.
Mi affezionavo subito e ci rimanevo male se poi la bimba in questione mi diceva che non le piacevo.
Quando avevo otto anni ero innamorato di una bambina della mia età. Era una mia compagna di classe, si chiamava Beatrice. Mi piaceva tanto, le telefonavo tutti i giorni, a scuola stavo sempre accanto a lei...però sul finire della seconda elementare, nel 1989, i miei mi dissero che avremmo dovuto cambiare città. Da Roma passavamo a Pomezia.


Roma e Pomezia distano appena 15 km l'una dall'altra. Pomezia è sempre stata considerata una periferia di Roma, più che una città a parte, ma quando hai otto anni anche 20 metri sono una distanza incolmabile.
Arrivato a Pomezia, mi comprai un diario segreto.
Il cambiamento per me significava davvero tanto. Nuovi amici, nuove amiche, nuovi luoghi, passare dalla metropoli alla tranquilla cittadina di provincia (a Roma abitavo in una traversa di viale Marconi, e Pomezia nel 1989 era ancora tutta un cantiere ed era praticamente vuota....quindi per me era tutto un altro mondo), ma soprattutto, non c'era più lei.

Quando ricominciò la scuola arrivarono altri "amori", e con loro riempivo le pagine dei miei diari segreti.
Iniziai a scrivere anche piccole poesie. Roba da poco, pensieri di un bambino che sperimentava emozioni e sensazioni tutte nuove e cercava di trovare una spiegazione...a rileggerle adesso mi fanno tenerezza.

Poi, un bel giorno...anzi, un bellissimo giorno (era il mio compleanno) ecco che i miei genitori si presentano con una pianola della Bontempi.
Una tastiera elettronica per bambini con 10 ritmi e 10 suoni diversi, corredata di manuali e musicassette per imparare a suonare. Il mio primo strumento musicale.

La mia prima tastiera Bontempi (foto presa da
internet, ma era proprio così)
Successivamente, appena imparato a suonicchiare qualcosa, cominciai a chiedermi se quello che stavo facendo aveva un senso. Non che mi importasse molto, ma volevo almeno capire se serviva a qualcosa.

E cominciai a farmi sentire da chi avevo intorno, ricevendo tanti complimenti e incoraggiamenti.
Dopo qualche anno, quando ormai ero adolescente, mi venne in mente di iniziare ad abbinare le frasi che scrivevo da anni nei miei quaderni con la musica. E trovare un senso così anche a tutte quelle parole.


Ed ecco arrivare anche le prime canzoni. Cose molto semplici, scritte sulla base di quel poco che avevo imparato da autodidatta negli anni...roba che sarebbe potuta rimanere rinchiusa nelle cassette che registravo al tempo (e che ora custodisco gelosamente a casa mia), finché non arrivò mio nipote.
Il figlio di mia sorella, Valerio, ha solo un anno meno di me (Quando io sono nato mia sorella aveva 21 anni e si stava sposando...lui è nato subito dopo), un giorno viene da me con la chitarra e mi propone di scrivere qualcosa insieme. Avevamo 15 anni io e 14 lui. Due teenagers nel pieno della potenza ormonale con tanta voglia di urlare al mondo le proprie emozioni e conquistare i cuori delle ragazze che ci piacevano con la musica.

Iniziammo a scrivere e a comporre. Io con la tastiera, lui con la chitarra...tutti e due intrecciando le nostre voci in canzoni a "duetto". Poi mi regalarono anche una chitarra e noi diventammo un duo acustico.
Dopo un paio d'anni ci raggiunse anche il mio amico Riccardo, alla batteria, così io tornai alla tastiera/voce.
Ci trovammo anche un nome: 04. Ispirati dal bicchiere di birra di misura media (0,4 l) con cui passavamo allegramente i sabati sera.

Io e Valerio amavamo esibirci di fornte ai nostri amici nelle sale di casa, e con Riccardo ci vedemmo giusto qualche volta in casa sua, con la sua prima batteria (incompleta, ma funzionale) per provare qualcosina dentro casa.

Il progetto non durò molto. E poi Valerio viveva in Sardegna, era difficile portare avanti una cosa del genere a quell'età.
Ma io e Riccardo continuammo a registrare demo in cantina...roba che se la risento oggi mi vengono i brividi, ma allora ci sembrava tutto così fico...

Scrivevo testi, suonavo la tastiera e la chitarra e quando volevo registravo le canzoni col mio migliore amico.
Potevo non volere di più dalla vita. Aggiungiamo il fatto che cantavo anche nel coro della chiesa e recitavo nei musical...stavo bene così.
Anche se mi mancava sempre qualcosa.

Poi, un giorno accadde una cosa che non mi aspettavo.
Era il secondo anniversario della scomparsa di mia sorella (una storia triste, che non vorrei però raccontare in queste righe) e io dovevo esibirmi con il coro della chiesa per un concerto di beneficenza proprio in quella data.

Ognuno di noi portava una canzone, poi c'erano delle canzoni da fare in gruppo, dei duetti...insomma, una bella serata di musica d'insieme. Una grande Jammin' session.
Per me, decisi di portare una mia canzone: "Lettera al Paradiso", scritta proprio in occasione dell'anniversario di mia sorella.

La canzone era questa (ovviamente qui riporto una versione più recente e rimasterizzata)


Quando fu il mio turno, salìi sul palco col groppo in gola.
Tutti i miei amici del coro decisero che quello doveva essere il mio momento, e mi lasciarono salire da solo con la mia chitarra.
Introdussi la canzone parlando di mia sorella e del perché l'avevo scritta per lei.

Dopodiché chiusi un attimo gli occhi, respirai profondamente...pensai tra me e me "ok, è il momento. Vai" e iniziai a cantare.
La sala mi ascoltò in un silenzio profondissimo. Io non li vedevo; un po' per i faretti puntati in faccia, un po' perché ero talmente concentrato da essermi totalmente estraneato dalla realtà.
Fu come se lei fosse lì in quel momento a sentirmi.

Poi, la canzone finì.
4 minuti di canzone. Una pausa silenziosa....io mi avvicinai al microfono e dissi "grazie."
Credevo di aver finito là e invece...le luci tornano anche sul pubblico, vedo 500 persone in piedi battere fragorosamente le mani...qualcuno piangeva, altri gridavano "bravo!". Non mi sembrava vero.
Avevo già cantato in pubblico altre volte, ma mai roba mia. Mai davanti a 500 persone...era un'emozione indescrivibile.

Quando scesi dal palco, una ragazza del coro ancora in lacrime mi disse "mi hai trasmesso le tue emozioni...per un attimo sembrava che ci fossi io al tuo posto, ho sentito quello che sentivi tu...ma come fai?"
Quelle parole decretarono quello che per me fu l'inizio del mio progetto musicale.

Era il 3 Giugno 1999, due anni dopo la scomparsa di Annabella, una delle persone che più mi incoraggiò quando sentì le mie prime canzoni scritte insieme a Valerio. La persona che per me era un modello di vita e un esempio da seguire: mia sorella.
Era la sua canzone.
Erano le parole che non le avevo mai potuto dire.
Era il mio momento.
E' stato il mio inizio.

(continua...)

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