venerdì 14 giugno 2013

La partenza.

"Ebbene...ci siamo" - disse lei, mentre il fischio del treno in lontananza sembrava avvertire i due dell'imminente separazione, quasi a suggerir loro di dirsi le cose mai dette.
"Ti rivedrò?"
"Non lo so...non so nulla adesso...non ho mai saputo niente..."
"Già, troppe cose tutte insieme nella tua vita. E tu sei andato nel pallone"
"La mia decisione non è data da confusione, lo sai. Finché non avrò le mie risposte non potremo stare insieme."
"Ma tu credevi che fosse morta. Anzi, lo sapevi per certo! E hai vissuto la tua vita per dieci anni senza di lei...con me..."
"Sì, ma le cose sono cambiate. Lei mi ha scritto. Sta bene...e vuole rivedermi. Non so come spiegartelo ma...per me è stato un colpo molto più duro di quel che si possa immaginare. Scoprire così, di punto in bianco, di aver vissuto gli ultimi dieci anni della mia vita in una menzogna. Lei stava bene e i suoi genitori mi dissero che era morta solo per non farmi più andare fin lì...mi odiavano, mi hanno sempre odiato. E dissero a lei che io ero morto in guerra. Entrambi ci siamo forzati di cambiare i nostri sentimenti...di farci una ragione su una situazione inesistente...e dopo dieci anni, scoprire così che tutti quegli sforzi, tutte quelle lacrime, tutta quella fatica...era solo tempo perso. Cosa sarebbe oggi di me e lei se questi dieci anni fossero andati come volevamo che andassero?"
"Ma tu non sai come sarebbe andata! Come puoi cancellare un sentimento solo per aver scoperto un inganno vecchio di dieci anni? Allora non era Amore sincero!"
"Era sincero, Giulia. Era vero e sincero. Ma era anche nato dalla soppressione forzata di un altro sentimento parimenti vero e sincero. E ora si scontrano entrambi nella mia mente come luce e tenebra. Sono confuso. Nel cielo c'è posto per un solo sole...e io non so più qual è il mio...comprendimi...ti prego. E perdonami, se puoi."
- Il treno si fermò e Antonio abbracciò Giulia un'ultima volta. Poi afferrò le sue valigie e si apprestò a salire sulle scalette del vagone. Giulia lo fissava, gli occhi lucidi e il respiro affannato.
"Non piangere ora, non rendermi le cose più difficili, ti prego."
"Non sto piangendo, tranquillo. E non ho niente da perdonarti. Capisco quello che provi...vai tranquillo; vai per la tua strada.
Ma stai bene attento a quello che deciderai. Come tu hai cancellato il sentimento per Martina io posso cancellare ciò che provo per te. Non posso prometterti che resterò qui ad aspettarti. Non dopo questo."
"Tranquilla, lo so. E lo capisco."
"Dunque, è un addio?"
"No. Non mi piacciono gli addii...lo sai. Chiamiamolo un arrivederci a tempi migliori"
"Ok, allora, spero che questi tempi migliorino presto."
- Giulia ostentò un timido sorriso. Antonio la guardò dolcemente per poi girarsi e far chiudere la porta del vagone dietro di sé.
La pioggia iniziò a scendere e Giulia non trattenne più le lacrime. Ora che poteva nasconderle con la pioggia.
Antonio si sedette accanto al finestrino e la salutò un'ultima volta. Poi il treno partì.
L'acqua bagnava le strade della città e la gente correva per cercare riparo. Giulia si sentiva come quelle strade. Sentiva come se tutti la stessero pestando.
Chiuse un attimo gli occhi e pensò agli ultimi dieci anni.
Poi si voltò e vide il treno di Antonio scomparire all'orizzonte. E capì che non l'avrebbe mai più rivisto.
Si voltò e si incamminò verso l'uscita della stazione. Poi si fermò un attimo. Esitò...si rivoltò verso il treno di Antonio, ma era ormai sparito dietro la linea che separava la terra dal cielo.
"E' così scosso...credeva di amare solo me, e invece amava ancora lei. E lei non era morta. Ma ora si sente confuso. Vorrei tanto che lei fosse morta veramente."
Poi pensò a quanto aveva appena sperato e pianse.
"Sono solo una stronza egoista, come posso pensare una cosa del genere?"
Giunse di fronte all'uscita, si voltò un'ultima volta e sussurrò
"Addio, Antonio."




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