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mercoledì 12 febbraio 2014

7° Piano

Atto I.

La giornata iniziò come al solito.
Sveglia alle 7:00, colazione, doccia veloce, una lavata ai denti, cambio di vestiti ed eccolo pronto.
I post-it sul frigorifero gli ricordavano che quel giorno lei sarebbe rientrata dal week-end con le amiche e lui già era emozionato all'idea.
Aveva ordinato un mazzo di fiori con un biglietto di bentornata da far consegnare alle 16:00, esattamente dieci minuti prima del suo solito rientro a casa.
Dopo aver spento la TV e dato un'ultima occhiata al borsello, per accertarsi di essersi ricordato tutto, finalmente uscì di casa.


"Dannazione!", quando l'ascensore non funziona è sempre una noia. Non tanto per scendere le scale quanto per risalirle, abitando al settimo piano. Ma tant'è...ora gli toccava scendere a piedi.
Aprì le porte tagliafuoco e imboccò le scale. La porta si chiuse dietro di lui e le luci delle scale si accesero, illuminando quel "7" proprio sopra la porta.
"Ma non potevo prendere un appartamento al primo piano? Fanculo a me e alla mia passione per le altezze".
Scese le prime quattro rampe di scale e salutò l'inquilino del piano di sopra.
"Buongiorno!"
"Buongiorno a te! Otto rampe di scale eh?"
"Sedici caro mio, sedici...ogni piano sono due rampe!"
"Ah già...vero...ora che me lo hai fatto notare sono ancora più svogliato a scendere"
"Eh...pensa a me che devo salire invece!"
I due risero e si congedarono.

Alla terza rampa di scale sentì di nuovo la voce del suo amico
"Buongiorno..."
Non credette ai propri occhi: era lì davanti a lui.
"Stronzo mi hai fatto prendere un colpo! Hanno riparato l'ascensore allora?"
"Ma che dici? Sono quattro piani e mezzo che sto salendo, e me ne mancano ancora altri tre e mezzo..."
"Dai non scherzare, ci siamo salutati si e no cinque minuti fa..."
"Ma sei scemo? E tu a che piano eri cinque minuti fa?"
"Eh...sarò stato tra il sesto e il quinto, perché?"
"Sei tu che stai scherzando? Voltati..."
Si girò e si spaventò...sulla porta tagliafuoco si leggeva ancora quel "7"

"Lo scherzo è bello se dura poco!" - urlò contro il suo amico - "non farmi spaventare così!"
"Tu sei matto..."
Scese di corsa le scale per altre sei rampe e poi si bloccò.
Il sangue gli si stava gelando nelle vene, il sudore freddo scendeva dalla fronte, di fronte a lui di nuovo il suo amico.
"Buongiorno..."
"Basta!"
"Che hai?"
Si girò e lesse di nuovo il "7" sopra la porta. Credeva di essere in un incubo, stava impazzendo.
Corse verso quella porta e la aprì.

Atto II.

Buio.
Aveva lasciato casa sua da un quarto d'ora, erano le otto di mattina, ma era buio.
Si girò verso le scale...buio anche da quella parte.
Cadde in ginocchio e sentì il cuore che gli stava per uscire dal petto, da quanto batteva.
"Non è possibile....non è possibile....non è possibile!"
Avanzò verso casa sua, notò la porta dell'ascensore aperta con un nastro bianco e rosso davanti.
La porta di casa era accostata. Dentro scorse la valigia di sua moglie per terra, in un angolo. Il mazzo di fiori che gli aveva fatto arrivare appoggiato sopra e sentì una voce femminile dalla loro stanza da letto.

Lei era lì: al centro del letto che stringeva forte la cornice con la foto del loro matrimonio e piangeva.
La loro vicina di casa la accarezzava e la consolava, ma lei non riusciva a smettere di piangere.
"Oggi glielo avrei detto" - continuava a ripetere - "gli avrei detto che sarebbe presto diventato padre..."
"Su, su...coraggio...sono sicura che lo verrà comunque a sapere. E tu devi essere forte, ora siete in due là dentro"

Lui provò a urlare che era vivo, provò a toccarla, ma nel momento stesso che la toccò le passò attraverso...poi si voltò verso lo specchio e non si vide riflesso...e allora capì.

Epilogo.

La giornata iniziò come al solito.
Sveglia alle 7:00, colazione, doccia veloce, una lavata ai denti, cambio di vestiti ed eccolo pronto.


I post-it sul frigorifero gli ricordavano che quel giorno lei sarebbe rientrata dal week-end con le amiche e lui già era emozionato all'idea.
Aveva ordinato un mazzo di fiori con un biglietto di bentornata da far consegnare alle 16:00, esattamente dieci minuti prima del suo solito rientro a casa.
Dopo aver spento la TV e dato un'ultima occhiata al borsello, per accertarsi di essersi ricordato tutto, finalmente uscì di casa.

Chiamò l'ascensore, sentì un rumore strano. Dopodiché le porte si aprirono, ma non c'era la solita cabina; bensì si vedeva la tromba con le corde che si muovevano in maniera irregolare.
Si sporse per controllare e non si accorse che la cabina dell'ascensore stava precipitando dal piano di sopra.
Lo tranciò di netto e lui morì sul colpo.
La cabina si fermò tre piani più sotto, incastrata su di un tubo, grazie anche al suo torace che faceva resistenza.
Da dentro la cabina uscì spaventatissimo il suo amico, forzò la porta e si trasse in salvo. Quando lo riconobbe lanciò un urlo disperato...e chiamò i soccorsi.

domenica 2 febbraio 2014

Come un pupazzo

Vorrei toccarti ma
Lo so che non potrò
E se griderò la mia voce no
Non ti raggiungerà

Così eccomi qui
In piedi accanto a te
Ma tu non lo sai
E nel cuore mio
Fa male

Non ho più ricordi niente più calore
Per me

Sono uno spaventapasseri su una gamba sola
Sono un triste pupazzo che tu non usi più
Ondeggio nel vento e il mio corpo trema
Se cadessi ora no non importa tu non ci sei
Ma se tu fossi qui ti abbraccerei dicendoti

Ti aspetterò

Anche se provassi
a cancellarti io
la tua voce sai indugerebbe
Nella mente mia

Niente più rimorsi, niente da scordare
Per me oramai

Sono uno spaventapasseri su una gamba sola
Sono un triste pupazzo che tu non usi più
Ondeggio nel vento e il mio corpo trema
Se cadessi ora no non importa tu non ci sei
Ma se tu fossi qui ti abbraccerei dicendoti

Ti aspetterò
Non voglio lasciarti andare

Come un chiodo sulla mia pelle mi graffi tu
Non posso dirtelo non posso urlartelo
Ormai è troppo tardi lo sai
Ma se potessi urlerei

Ti amo

Sono un girasole ma non punto più la luce
Senza te io vago senza meta come un bimbo
Ondeggio nel vento e il mio corpo trema
Se cadessi ora no non importa tu non ci sei
Ma se tu fossi qui ti abbraccerei dicendoti

Ti amo ancora

sabato 1 febbraio 2014

Canzone Romantica

La pioggia cadrà
sulle strade di questa città
quanta vita ancora
dovrà passare?

Vento diventerò lo giuro
E spazzerò via il dolore
Ma ora tu non sei con me

La neve scenderà
raffredderà il tuo cuore
Ma io sarò con te
per poterti scaldare

E se la vita poi di nuovo
Ci prenderà per mano
Camminerai con me lungo la via

Questa notte è così fredda se tu non sei con me
E io mi sento così solo
Sei la mia vita e non sai
cosa significhi per me

Non ho bisogno delle stelle
Per capire che il cielo è infinito
Ma ho bisogno di te
Per sentire che vivo

Non andare via da sola in questa notte buia
Raggiungiamo insieme il sole e andiamo oltre noi
Io e te

canzone romantica...