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HOMO SOCIAL

Fin dai tempi più remoti, la tecnologia ha sempre concorso nel foggiare le caratteristiche dell'uomo.
Già dai tempi dell' Homo Abilis, ad esempio, la tecnologia (per quanto allora rudimentale) ha aiutato gli ominidi a progredire, creando nuove opportunità.

Perché la tecnologia, da che mondo è mondo, serve a creare opportunità.
Affidando ad uno strumento un lavoro manuale pesante, si dà più tempo all'uomo di progredire in altri ambiti.
All'inizio il problema era sopravvivere e quindi la creazione di strumenti utili per la caccia e l'agricoltura ha dato una risposta concreta al problema, portando l'uomo a concentrarsi più su di sé e su altri aspetti della vita. Con il fuoco, ad esempio, si è imparato a cucinare, in modo da intenerire le carni e facilitare la masticazione e la digestione. E così via...

Lo sviluppo della tecnologia poi, ha accompagnato ancor di più lo sviluppo dell' Homo Sapiens, l'ha causato e ne è stata la conseguenza, grazie a un processo dinamico coevolutivo. L'unione dell'evoluzione culturale e tecnologica con quella biologica, andando di pari passo, hanno dato vita all'evoluzione cosiddetta "bioculturale" (o biotecnologica). 

Nel corso del tempo, grazie a questa doppia evoluzione, l'Homo Sapiens si è trasformato in Homo Technologicus anche se molti sostengono, senza aver torto secondo me, che l' Homo Sapiens è da sempre Technologicus, in quanto la sua attività evolutiva biologica è sempre stata simbiotica a quella tecnologica, anche in ere molto remote. Anche prima della Rivoluzione Industriale. Ma in passato era poco visibile, forse perché la stessa tecnologia era legata comunque ai limiti fisici degli esseri umani.

Tuttavia è innegabile che la tecnologia, per quanto primitiva, è sempre stata uno strumento di "modifica" del corpo umano e dei relativi comportamenti. Ha sempre agito come una protesi estensiva che ha moltiplicato per l'uomo le possibilità di interazione col mondo. 
Oggi è più evidente perché grazie all'evoluzione tecnologica abbiamo accorciato, se non azzerato, alcune distanze e alcuni limiti un tempo insormontabili.

Ci basti pensare, per fare un esempio, che una volta per far giungere un messaggio a destinazione potevano volerci settimane, oggi, grazie a internet, la cosa è istantanea.
E a differenza del passato, oggi questo tipo di evoluzione ha assunto un carattere volontario, categorizzato e mirato ai vari aspetti della vita indicati come migliorabili.
Oggi l'uomo è consapevole della propria evoluzione.

Ma se analizziamo i fatti, oggi questa evoluzione è scissa e ha tre velocità: abbiamo infatti l'evoluzione biologica, quella tecnologica/scientifica e quella culturale/filosofica.
Di sicuro la più veloce è quella tecnologica/scientifica, in quanto a supporto delle menti umane, stanno arrivando strumenti sempre più sofisticati e intelligenze artificiali che contribuiscono, tramite algoritmi specifici, al miglioramento delle strumentazioni già presenti.

Ne consegue che l'evoluzione biologica, aiutata da quelle stesse strumentazioni, corra di pari passo.
Grazie alla medicina e ai vaccini abbiamo debellato molte malattie e i nostri corpi oggi, nascono già immuni da molte delle malattie del passato, in quanto il nostro DNA si è evoluto proprio grazie all'intervento di alcuni strumenti utili.
Abbiamo un cervello più reattivo a determinati tipi di stimoli, in quanto lo abituiamo fin da piccoli a riceverli. 

Ciò ha creato un gap generazionale sempre più largo; una sorta di oceano le cui sponde, ormai lontane, rischiano di perdersi di vista. E in mezzo c'è qualche barchetta che prova ad attraversarlo.
E qui arriva la terza evoluzione: quella culturale/filosofica. Che purtroppo è ancora molto lenta, poiché divisa a sua volta in due.
Alcuni di noi sono più inclini al cambiamento e sono saltati sulla sponda del progresso già da molto tempo, altri sono un po' più lenti e si trovano sul transatlantico in fase di navigazione, ma con uno sguardo nostalgico a ciò che si stanno lasciando indietro.
Altri sono inevitabilmente legati alla vecchia sponda e non concepiscono questo salto in avanti così ampio.

E così ci troviamo con da un lato chi crede nel progresso e fa di tutto per migliorarlo e migliorarsi, tendendo una mano a chi ancora sta indietro, e dall'altro con complottisti di ogni genere, persone che non comprendono l'utilità di certe cose e quindi le rifiutano. Perché nel loro modo di pensare se una cosa è incomprensibile, allora è inutile.

Le sfide che ci pone il mondo oggi sono tante e tutte molto importanti.
Dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica, creare l'opportunità per tutti di avere una vita dignitosa, puntare sul digitale e sull'automazione industriale per accelerare i processi produttivi e creare nuove opportunità di lavoro per i più giovani. Dobbiamo abbandonare il pagamento contante e in valuta nazionale al fine di creare un sistema di credito elettronico uguale per tutti, dobbiamo abbattere i confini e creare unità, superando i concetti di nazionalità e razza. 

Ma mentre pensiamo a queste cose, dall'altra parte ci sono tante persone che sono cresciute in un mondo molto diverso, sebbene non così lontano nel tempo.
Da una parte diciamo di voler abbattere i confini per creare un mondo unito, dall'altra dicono che ogni stato deve essere sovrano e indipendente. Da una parte vogliamo creare un sistema di reddito universale, dall'altra parlano di assistenzialismo parassita. E così via.

Ma nell'ultimo decennio si è fatto strada in ambito tecnologico un nuovo strumento.
Uno strumento così potente da aver coinvolto, nel giro di pochi anni, ben 4 miliardi di persone: la metà della popolazione mondiale. Sto parlando del Social Network.

Ciò che prima, nonostante internet, era ancora macchinoso oggi è diventato fruibile per tutti.
Prima se un inventore depositava un nuovo brevetto e voleva farlo sapere al mondo, doveva iscriversi a vari forum, mailing list, gruppi di discussione, blog, siti ufficiali etc. Oggi basta avere un semplice blog o un canale YouTube e collegarlo ad un profilo social (Facebook, Twitter, Instagram o qualsiasi altro social troviamo funzionale) per far arrivare qualsiasi informazione a tutti, in tempo reale.

Come già detto in un precedente post, la metà della popolazione mondiale, letteralmente, fa uso di Social Network e questa deve diventare un'opportunità non solo commerciale o lavorativa. I Social devono diventare strumento di evoluzione culturale/filosofica. Bisogna lavorare sui Social per unire, non per dividere.

Il Social deve diventare lo strumento con cui riuscire ad abbattere determinati limiti umani.
Se possiamo essere uniti virtualmente, cosa ci impedisce di esserlo anche geopoliticamente?
Se Facebook (per citarne uno) fosse una nazione, sarebbe il più grande "melting pot" della storia, includendo persone provenienti da tutto il mondo. 

Dobbiamo creare un nuovo paradigma di evoluzione. 

Non più Homo Sapiens, né Homo Technologicus.

Dobbiamo diventare Homo Social

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